Titolo percorso

Al Forte Venini di Oga


Id: 23

Descrizione:

Al Forte Venini di Oga

Dove i cannoni tuonavano sul Giogo dello Stelvio

Premessa

Il Forte Venini è collocato a quota 1.730, alle falde del Monte Masucco, in località Dossaccio, e viene comunemente chiamato Forte di Oga o Forte Dossaccio. La denominazione Dossaccio, riportata anche nelle cronache di guerra, è riferita alla sua panoramica localizzazione dominante sulla conca di Bormio mentre la dizione Forte di Oga è relativa alla sua vicinanza con la frazione omonima. La corretta denominazione di Forte Venini è dovuta alla dedicazione del fortilizio alla memoria del valtellinese capitano Venini, medaglia d’oro al valor militare.

La storia del forte inizia nel 1899 quando la Commissione Suprema di Difesa stabilisce che per il controllo della strada dello Stelvio deve essere realizzata una struttura fortificata alle Motte di Oga a protezione da un’eventuale penetrazione austriaca lungo il passo stesso. Infatti, pur se uniti dal patto di non belligeranza della triplice alleanza, i comandi militari italiani, come del resto quegli austriaci, avevano da tempo iniziato il rafforzamento delle linee di confine. Il progetto non venne però realizzato e, solo nel 1911, seguendo il piano generale di difesa dei valichi alpini, elaborato dal generale del Genio Enrico Rocchi, che prevedeva la realizzazione di ben 44 forti lungo la linea di demarcazione tra l’Italia e l’Impero Austro- Ungarico, furono iniziati i lavori che si conclusero alla fine di dicembre del 1913. L’originaria collocazione alle Motte di Oga, ritenuta troppo esposta ad eventuali tiri avversari e meno favorevole per un controllo più esteso del territorio, venne sostituita con quella del Dossaccio, posta più a monte di circa 300 metri. Dalla dominante ubicazione si potevano colpire obiettivi al Passo dello Stelvio, alla Bocchetta di Pedenolo, al Passo delle Torri di Fraele e al Passo del Foscagno, controllando in tal modo tutti gli eventuali valichi potenzialmente sottoposti ad un eventuale attacco.

Prima dello scoppio del conflitto il forte risultava perfettamente funzionante e dotato di 4 cannoni da 120 mm a lunga gittata i cui proiettili potevano raggiungere anche i 13 chilometri di distanza. L’opera è strutturata con blocchi di granito disposti ad “opus incertus” mentre sono squadrate e finemente lavorate le pietre di tonalite che delimitano porte e finestre. La copertura, di notevole spessore, è in calcestruzzo. L’ingresso al forte avviene per mezzo di un portale ad arco che immette, attraverso un ponte a scorrimento, nel lungo cortile interno che contorna tutto il fabbricato con muri alti fino a 5 metri fungendo da fossato. Quando il ponte era aperto si apriva nello spazio sottostante un fossato sul fondo del quale erano collocati numerosi spuntoni acuminati, alcuni dei quali sono ancora visibili all’esterno delle mura di cinta. Il fortilizio è sviluppato su due piani. Al piano terra erano collocati: il corpo di guardia, il magazzino, la cucina, la dispensa, la latrina truppa e la latrina ufficiali, due sale di caricamento delle munizioni, due capponiere per la difesa ravvicinata del forte (attuata con mitragliatrici tipo Gardner modello 1895 con tiro utile fino a 2 chilometri), un montacarichi, tre depositi munizioni, due camerate, l’infermeria, l’armeria, la sala del generatore di corrente, la sala batterie, l’alloggio ufficiali e una latrina supplementare.

Al primo piano erano disposte: la sala comando, 4 riservette per le munizioni in ognuna delle quali potevano essere collocati 350 proietti; la quinta riservetta, adiacente la sala comando, conteneva le cariche di lancio. Sullo stesso piano erano piazzati i quattro cannoni da 120/40 speciali, posti su piattaforme girevoli e ospitati in cupole corazzate tipo Armstrong prodotte negli stabilimenti di Pozzuoli. Essi potevano ruotare solidamente alla piattaforma e alla cupola di 360° con un settore di tiro verticale da -8° a +42° ed erano capaci di una gittata massima intorno ai 13 chilometri. Sulla copertura sono evidenti le 4 cupole corazzate e le due torrette a scomparsa per mitragliatrici rispettivamente sui lati est ed ovest. La polveriera e il locale caldaia erano esterni alla struttura del forte e, essendo realizzate completamente sottoterra, risultavano isolate e particolarmente ben protette. I pezzi in dotazione al forte, pur non rivestendo un ruolo primario durante tutto il conflitto, contribuirono con le altre artiglierie dislocate su tutto il territorio bormiese, alla difesa della Valtellina.

Percorso:

Bormio-Santa Lucia (1.171 m) - Oga (1.474 m) - Forte Venini al Dossaccio (1.730 m).

Interessi: 

è possibile la visita a uno dei pochi forti ancora ben conservato del settore valtellinese (fatta eccezione per il Forte Montecchio di Colico nel quale sono ancora alloggiati i cannoni da 149 mm). Escursione per famiglie e scolaresche, tra prati e boschi d’abeti e betulle. Panorama sulla conca di Bormio e sulle cime che la circondano.

Difficoltà: agevole in tutto il suo sviluppo.
Periodo consigliato: durante tutto l’anno.
Tempo di percorrenza: ore 2,00 (partendo a piedi da Santa Lucia).
Dislivello: 559 m.
Attrezzatura e vestiario: da media montagna.
Segnaletica: nessuna segnaletica.
Parcheggio: a Santa Lucia o a Oga o direttamente al ristorante “Al Forte” secondo il tempo che si vuole dedicare all’escursione.
Note: da alcuni anni sono in corso opere di recupero che consentono di mettere in luce, nella sua struttura originaria, l’intero complesso fortificato. La possibilità di accesso con l’automobile fino al ristorante permette, in meno di 15 minuti di raggiungere il forte, che può pertanto essere facile meta di qualsiasi appassionato. All’interno del locale destinato al corpo di guardia è stata allestita una piccola raccolta museale. All’ingresso del forte è collocato un cippo con incisa l’indicazione della lunghezza della strada di accesso (7.480 m) dal punto di distacco dall’arteria principale in località Santa Lucia. con cinque tornanti conduce all’abitato di Oga frazione di Valdisotto. Si procede quindi per percorso in parte asfaltato e in parte sterrato fino allo slargo prativo dove sorge l’albergo-ristorante “Al Forte”. Continuando sulla destra, nell’abetaia, si accede in breve al Dossaccio dove è collocato il Forte Venini, passando prima a fianco della casermetta costruita successivamente al Primo Conflitto Mondiale.

Da Santa Lucia al Forte Venini al Dossaccio

Dalla località Santa Lucia a Bormio si segue la comoda strada che con cinque tornanti conduce all’abitato di Oga frazione di Valdisotto. Si procede quindi per percorso in parte asfaltato e in parte sterrato fino allo slargo prativo dove sorge l’albergo-ristorante “Al Forte”. Continuando sulla destra, nell’abetaia, si accede in breve al Dossaccio dove è collocato il Forte Venini, passando prima a fianco della casermetta costruita successivamente al Primo Conflitto Mondiale.


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